Non essere un buddhista, sii un Buddha!

Condividiamo con te questo insegnamento del Maestro Karl Riedl, uno dei più anziani maestri della scuola di Plum Village.

La trascrizione non rende appieno la efficacissima, puntuale e amorevole comunicazione non verbale, ricca di humour dei Discorsi di Dharma del Maestro Karl.

Tratto da VERSO UNA VITA RISVEGLIATA, Helga e Karl Riedl (Edito da Associazione Essere pace)

Non essere un buddhista, sii un buddha!

È fondamentale darci la possibilità di vivere uno stile di vita diverso nella nostra famiglia, ma allo stesso tempo non possiamo obbligare gli altri a comportarsi a modo nostro. Se tutti sono d’accordo con noi, se si sentono a proprio agio, benissimo; ma non tutti vogliono vivere in un monastero. Se poi voi, in famiglia, vi opponete a tutto quello che fan­no gli altri perché ora siete buddhisti e avete intenzione di aiutare tutti a risvegliarsi e a essere illuminati, non sarete di nessun aiuto, sarete so­lo una scocciatura per tutti! Se vi limitate a opporvi non fate molto, do­vete dare alla vostra famiglia stabilità, comprensione profonda, pazien­za. Sister Chàn Khòng è solita dire: “Non essere un buddhista, sii un buddha!”.

Se vostro marito viene da voi e vi dice: “Tu non sei interessata al mercato azionario!”, e voi di rimando: “Tu non sei interessato a quello che faccio io!”, il tipo di mente che è in azione è lo stesso. Lui non vi dirà mai una cosa del genere se siete un pilastro per la famiglia, se ne sie­te il cuore amorevole, se si sente considerato e accudito. Questa è l’uni­ca cosa che vi chiede: partecipare alla sua mente. Se vi chiede di inte­ressarvi al mercato azionario è solo per questo, vi sta solo chiedendo: “Ti prego, stai con me, guardami!”. Nel momento in cui lo farete, tut­to andrà bene.

Nella tradizione theravada i monaci escono dal monastero e fingo­no di chiedere l’elemosina, solo per il desiderio di incontrare persone che non frequentano il monastero. Il patto tradizionale è: “Io ti do del cibo, tu mi dai la tua saggezza”. In francese i monaci e le monache sono detti religieux, religiosi, una parola la cui etimologia12 richiama pro­prio questo senso di collegamento realizzato dalle monache e dai mo­naci. Abbiamo bisogno di essere proprio questo nelle nostre famiglie, dobbiamo essere ‘religiosi’, essere il pilastro, la saggezza, il consigliere per i colleghi, per i vicini, ma prima di tutto per la nostra famiglia. Non serve a nulla andare in giro a ‘vendere’ buddhismo mentre i nostri fa­miliari si stanno domandando che cosa stiamo facendo e non hanno la sensazione che noi viviamo veramente quel Dharma che andiamo pre­dicando. Se la vostra famiglia sente come strano il fatto che siete buddhisti è meglio che restiate a casa a occuparvene.

C’è una bellissima storia su un samurai. Questo samurai era così for­te nella pratica che quando a casa si sedeva in meditazione non osava­no muoversi neanche i topi, tutti erano paralizzati. Quando un giorno sua moglie gli disse che la sua energia era così forte che perfino i topi si bloccavano, il samurai si rattristò un po’ e rispose: “Beh, allora la mia pratica non va bene!”. Continuò a praticare finché non riuscì a sedere in tutta la sua forza, mentre i topi gli ballavano attorno!

Questo è il vostro ruolo a casa, forti ma non rigidi. Le persone in­torno a voi hanno bisogno di comprendere perché pratichiamo, per­ché ci riuniamo e affrontiamo tutta quella pena di mangiare in silen­zio e camminare lentamente. Che senso ha, se non abbiamo anzitut­to l’obiettivo di essere una persona sana e risvegliata, e di irradiare tut­to questo nella nostra famiglia? Così aiuteremo anche i nostri fami­liari a essere persone sane e risvegliate. Certe cose possono essere solo trasmesse e si trasmettono solo facendole. C’è bisogno di uno sforzo gioioso, di una pratica continua in cui la vostra gioia aumenti, una gioia diversa da quella a cui siamo abituati: è la sensazione di avere una cura amorevole, di essere presenti. Praticando, ritornate sempre a questa sensazione, e solo allora l’essere presenti, la meditazione di­venterà per voi un nutrimento. Nella tradizione cinese i buddha sono sempre rappresentati come esseri allegri e panciuti. Siate anche voi co­sì, grassi e felici!