Meditazione del thè per Natale martedì 20 h 20,40

Martedì 20 meditazione del thè per Natale ore 20,45-22,30

Via Torretta 10 c/o Studio Yoga Anuttara.

E’ un’ occasione per sperimenatre la consapevolezza-mindfulness come insegnata dal maestro Thich Nhat Hanh!

-per thè si intende un infuso che non è thè (Camelia Sinensis) e quindi possiamo tutti consumarlo

-ognuno porterà il suo bicchiere

-siamo invitati a portare qualcosa attinente il Natale e la luce e  tutte le feste di luce di questo periodo come Channukkha: poesie brevi, non ermetiche o intellettualistiche; preghiere, canzoni, ricordi personali sul Natale, esperienze attuali, un proprio disegno, un oggetto che ci mette in connessione con il Natale, uno strumento musicale.

Quando entriamo in sala di meditazione diciamo al Maestro/a del The se abbiamo portato qualcosa di cui sopra, in modo che il/la maestro/a del thè possa fare una “scaletta” dei tempi necessari.

Buon Natale di Gesù, Hannukkha  e tutte le feste di luce del mondo!

 

Domenica 9 ottobre Giornata di consapevolezza-mindfulness a Caprino Bergamasco

Nutrire il corpo e la mente, ascoltandone gli  spazi;

una posizione di meditazione seduta stabile e flessibile, rilassata e aperta;

coltivare una relazione consapevole con il cibo.


In uno splendido anfiteatro collinare, intatto, sulla fascia collinare tra Lecco e Bergamo, a pochi passi da Milano, saremo ospitati nel Centro di ritiri yoga Anuttara.
Saremo guidati da Roberta Arlenghi, fondatrice del Centro, e da Matteo Zanella, sostenuti dal Sangha di Bergamo insieme con gioia e gratitudine nella tradizione di Thich Nhat Hanh.
Con Roberta, che conosce per esperienza diretta il Sangha, coltiveremo l’atteggiamento meditativo che sostiene una posizione di meditazione seduta, comoda, rilassata, aperta. Dopo una meditazione dell’uva e una pausa, pranzeremo  in consapevolezza.
Dopo un tempo personale per riposo praticheremo la meditazione camminata all’aperto. Leggeremo alcune pagine dal libro di Thich Nhat Hanh Mangiare in consapevolezza (How to eat), e dal libro del Maestro e di Lilian Cheung  Mangiare Zen (Savor / Mindful Eating, Mindful Living); Thich Nhat Hanh e Lilian Cheung (Docente di Nutrizione presso il Dipartimento di Salute Pubblica dell’Università di Harvard) insieme hanno guidato pasti in consapevolezza presso la Mensa aziendale di Google. Infine condivideremo in cerchio:

-sulla nostra esperienza della giornata

-sulla nostra relazione con il cibo, condivideremo non su cosa mangiamo (diete ecc.), ma come mangiamo nella nostra vita quotidiana, dove mangiamo, con chi mangiamo.


Qualche anno fa domandai a un gruppetto di bambini: “Perchè facciamo colazione?”. Uno rispose: “Per fare una scorta di energia”. Un altro disse: “Facciamo colazione per fare colazione”. Credo che il secondo bambino abbia colto nel segno. Lo scopo del mangiare è mangiare.
  Mangiare un pasto in consapevolezza
(mindfulness) è una pratica importante. Spegniamo la TV, posiamo il giornale e per cinque o dieci minuti lavoriamo insieme apparecchiando e sbrigando le ultime faccende. In questi pochi minuti possiamo essere molto felici. Quando il cibo è in tavola e tutti sono seduti, pratichiamo la respirazione consapevole: “Inspirando mi calmo. Espirando, sorrido”, per tre volte. Bastano tre respiri come questi per tornare perfettamente in equilibrio.
  Poi, guardiamo i commensali a uno a uno, inspirando e espirando, per stabilire un contatto con noi stessi  e con tutti i presenti. Non servono due ore per vedere l’altro. Se siamo in contatto profondo con noi stessi, ci basterà guardarlo per uno o due secondi. Direi che per una famiglia di cinque persone servono da cinque a dieci secondi, per la pratica del ‘guardare e vedere’. (…) 
Thich Nhat Hanh 

Orario dell’incontro: dalle 9,00 alle 17 circa. Per permettere e beneficiare del clima di attenzione e condivisione siamo invitati  a arrivare con puntualità e a partecipare a tutta la giornata. La pratica inizierà alle 9,30.
Luogo dell’incontro:  Caprino Bergamasco (BG), Centro di ritiri yoga Anuttara, si raccomanda il più possibile la condivisione delle auto, anche per la scarsità del parcheggio in zona collinare   http://www.anuttara.it/index.php?lang=it
Costo: 15 euro (25 per le coppie) interamente devoluti al Centro di meditazione Avalokita a Villa Rossi, Castelli, Abruzzo https://avalokita.it/
Cosa Portare:
-portiamo da casa in un contenitore ecologico, cioè da non buttare, il proprio pasto leggero, non troppo liquido (potrebbe rovesciarsi, in caso di maltempo mangeremo in Sala Yoga). Vegetariano e senza bevande alcoliche, come in ogni Ritiro di meditazione o yoga. Se ci è possibile portiamo da casa una tisana o thè caldo da condividere. Possibilmente non piatti e bicchieri di plastica.
-indumenti comodi, abbastanza caldi, calze pesanti; calzature comode; ombrello o mantellina da pioggia; il luogo è provvisto di cuscini da meditazione e alcune sedie.

Come iscriversi: email a [email protected] -Matteo- specificando con chi viaggiate, con quante auto. Se troppe auto, daremo indicazione di incontrarci a un parcheggio in paese; nell’email fornite anche il vostro numero di cellulare.

Roberta Arlenghi , figlia di un’ Infermiera e di un Chirurgo, ha perso il primo papà all’età di 5 anni, deceduto dopo lunga malattia, maturando doti singolari di attenzione e cura durante le sue lezioni di yoga (che sono una meditazione che dura quasi due ore).  Ha incontrato lo yoga Iyengar durante il periodo universitario , più di vent’anni fa, trasmesso “puro e rigoroso” dagli insegnamenti di Christian Pisano (uno dei tre Senior Masters al mondo nominati dal Maestro Iyengar). Ha studiato e praticato con Renato Turla che la fece incontrare  con Dona Holleman.
Dal 1986 ad oggi ha seguito e portato a termine 2 corsi istruttori diretti da C. Pisano, ad altrettanti ha preso parte in qualità di assistente : a Bergamo, nel primo centro di yoga da Roberta fondato (1994) e a Lione.
Ha affiancato il suo maestro per 2 anni ininterrottamente in Francia, Inghilterra, America, Italia in occasione di seminari, intensivi, convention, megaclass da lui dirette, nonché in India presso il Ramamani Iyengar Memorial Yoga Institute (RIMYI) dove ha preso parte ai corsi “General Classes” ed “Intensives”.
Ha fondato con Christian Pisano l'”Institut de yoga Iyengar de Nice”, rinomata scuola di formazione per insegnanti Iyengar diretta oggi dallo stesso Pisano e da June Whittaker.
Si è diplomata (Introductory level two) nel 2006.
Matteo Zanella ha incontrato le pratiche del maestro buddhista zen vietnamita Thich Nhat Hanh (detto Thay)  nel 1994 e nel 2002 è stato ordinato come laico nell’Ordine dell’Interessere (fondato  da Thich Nhat Hanh nel 1966 in Vietnam durante la Guerra, poco prima del suo esilio). A 11 anni incontrò le arti marziali orientali; a 17 anni ha incontrato  lo yoga praticandolo molto discontinuamente fino a un approfondimento grazie all’incontro con le pratiche di Thay. Ha soggiornato  per studio e pratica in Cina, Vietnam, Israele/Palestina, India.
Medico di famiglia (medico di base) dal 1994, in questo ambito dal 2010 è il medico di Casa Raphael a Bergamo, una piccola casa alloggio per 12 malati di AIDS anche “terminali”. Dal 1996 pratica agopuntura, medicina erboristica cinese e in seguito anche occidentale e terapia con i funghi vitali. Nel 1995 ha lavorato come Medico nel Carcere di Bergamo. Nell’adolescenza ha iniziato a coltivare interessi nella nutrizione umana grazie ai colloqui con suo padre Medico Veterinario, dotato di mente aperta e ancora vivente,  che pur lavorando nell’ambito della zootecnia diceva: “La nostra specie, in linea generale, non ha bisogno di carne” (quando andò in pensione disse: “Ho passato una vita a sfruttare gli animali“;  si nutrì vegetariano per 6 anni).

 

Thich Nhat Hahn – Messaggio al Summit in Vaticano sulla schiavitù

Thich Nhat Hahn – Messaggio al Summit in Vaticano sulla schiavitù

Il discorso in Vaticano, 2 dicembre 2014
SUMMIT DEI LEADER SPIRITUALI DEL MONDO PER PORRE FINE ALLA MODERNA SCHIAVITU’ E AL TRAFFICO UMANO

Letto dalla Venerabile Monaca Thich Nu Chan Khong, la più anziana dei suoi studenti monastici (perchè Thay era malato e pertanto non ha potuto partecipare personalmente).

Vostra Santità, Vostre Eccellenze, Vostre Eminenze, cari sommi Venerabili, distinti Ospiti, Signore e Signori: per favore consentitemi di leggere le parole che il nostro amato Maestro, il Maestro Zen Thich Nhat Hanh, intendeva rivolgerVi qui oggi.

“Siamo grati di riunirci oggi per annunciare al mondo il nostro impegno a lavorare insieme per mettere fine alla moderna schiavitù, appellarci a coloro che trafficano in esseri umani affinché pongano fine al loro sfruttamento e chiedere alle organizzazioni e ai leader mondiali di proteggere la dignità di queste giovani donne, di questi uomini e bambini. Essi sono  nostre figlie e nostri figli, nostre sorelle e nostri fratelli.

E’ chiaro che in questa era di globalizzazione ciò che accade a uno di noi accade a tutti noi. Siamo tutti interconnessi e siamo tutti corresponsabili. Ma anche con la più grande buona volontà, se siamo trascinati via dalle nostre quotidiane preoccupazioni per i bisogni materiali e per il benessere emotivo, saremo troppo occupati per poter realizzare la nostra comune aspirazione. La contemplazione deve andare insieme all’azione. Senza una pratica spirituale abbandoneremo molto presto il nostro sogno.
Ognuno di noi, in accordo con gli insegnamenti della propria tradizione, dovrebbe praticare il toccare profondamente le meraviglie della Natura, le meraviglie della vita in ognuno di noi, il Regno di Dio in ognuno di noi, la Terra Pura, il Nirvana in ognuno di noi, così che possiamo trovare guarigione e nutrimento, la gioia e la felicità che nascono dalla visione profonda che il Regno di Dio è già disponibile qui ed ora. Il sentimento di amore e ammirazione per la natura, che tutti condividiamo, ha il potere di nutrirci, unirci e rimuovere ogni separazione e discriminazione.
Essendo in contatto con tutto ciò che porta freschezza e guarigione, possiamo liberare noi stessi dalle nostre preoccupazioni quotidiane per il benessere materiale e avere molto più tempo ed energia per realizzare il nostro ideale di portare libertà e compassione a tutti gli esseri viventi. Come dice il Vangelo: “Non preoccuparti per quello che mangerai o berrai o indosserai. Cerca prima il Regno di Dio e tutto ciò ti sarà dato. Non preoccuparti per il domani. Il domani si prenderà cura di sé”.
Nel nostro lavoro per porre fine alla moderna schiavitù, dobbiamo trovare il tempo per prenderci cura di noi stessi e prenderci cura del momento presente. Facendo questo possiamo trovare un po’ di pace nel nostro corpo e nella nostra mente per proseguire il nostro lavoro.
Abbiamo bisogno di riconoscere e abbracciare la nostra personale sofferenza, la nostra rabbia, paura e disperazione, così che l’energia della compassione possa permanere nei nostri cuori. Quando abbiamo più chiarezza nella nostra mente, avremo compassione non solo per le vittime, ma anche per gli stessi trafficanti. Quando vediamo che i trafficanti hanno sofferto, possiamo aiutarli a risvegliarsi e mettere fine a quello che stanno facendo. La nostra compassione può essere d’aiuto per trasformarli in amici e alleati della nostra causa.
Per sostenere il nostro lavoro di compassione, abbiamo tutti bisogno di una comunità spirituale che ci sostenga e protegga, una vera comunità, dove ci siano vera fratellanza e sorellanza, compassione e comprensione. Non dovremmo fare questo lavoro come cavalieri solitari, guerrieri solitari. Le radici della moderna schiavitù si estendono in profondità e le cause e le condizioni, le reti e le strutture che le sostengono sono complesse.
Questo è il motivo per cui abbiamo bisogno di costruire una comunità che può continuare questo lavoro di proteggere la vita umana non fino al 2020, ma a lungo nel futuro.
Il mondo nel quale viviamo è globalizzato, e così anche lo è questa nuova forma di schiavitù, che è connessa con i sistemi economici, politici e sociali. Per questo anche la nostra etica e morale necessitano di essere globalizzate.
Un nuovo ordine globale, richiede un nuovo ordine etico. Dobbiamo sederci insieme, persone di molte tradizioni, come stiamo facendo ora, per trovare le cause di questa sofferenza. Se guardiamo profondamente insieme, con chiarezza, calma e pace, comprenderemo le cause della moderna schiavitù e troveremo una via di uscita.”

Thich Nhat Hahn - Summit in Vaticano

Thich Nhat Hanh – Guarire col Respiro

Thich Nhat Hanh – Guarire col Respiro

Questo è un lungo Discorso di Dharma del 2000 eppure attuale e persino avanzato di cui abbiamo detto nella biografia del maestro; il testo è molto lungo, ma se ora hai spazio in te per leggerlo nella calma del tuo respiro consapevole sarai appagato:

Thay parla di cose utili a tutti per la nostra salute in base alla sua concreta esperienza (il microbiota umano -fondamentale scoperta degli ultimi quindici anni non ancora del tutto valorizzata- con i suoi 1400 grammi è il nostro “organo” più pesante dopo il fegato; la riconciliazione tra gruppi etnici, la guarigione da cancro, ansia e depressione ecc.); durante la guerra in Vietnam ci fu un periodo in cui cadde in una grave depressione, non riuscì a dormire per molti mesi con grave perdita di peso da blocco della digestione. Fu portato persino a Tokyo all’ospedale universitario dove gli proposero l’elettroshock.

 Erano espressioni fisiche della depressione, una gravissima depressione, dopo la morte di mia madre, la situazione della guerra, la morte di moltissime persone intorno a me, specialmente giovani. Molti giovani novizi impegnati nel movimento di resistenza in modo non violento, senza fucili, erano stati uccisi. Perdere la madre, perdere amici, fratelli e sorelle, vedere questo intorno a sé ogni giorno, è qualcosa di molto difficile da sopportare per un giovane monaco, erano gli anni cinquanta. Niente mi poteva aiutare, né la medicina occidentale né quella orientale,…

Plum Village, 11 giugno 2000

Cari amici, la sorella seduta qui vicino a me viene dalla Cambogia, ha imparato poche frasi in vietnamita ma sa parlare in inglese. Da bambina, ha dovuto correre sotto le bombe e i proiettili e ha visto molta morte e mutilazioni nel suo Paese. Quando la guardo, non vedo solo la Pura Terra del Buddha, ma anche guerra, distruzione e violenza. Lei sta praticando anche per tutti noi, perché siamo tutti responsabili per la sofferenza in Cambogia.

Prima di diventare monaca, ha vissuto in una paura costante, non si è mai sentita sicura. Ha vissuto a lungo a Plum Village, prima che il sangha decidesse di accettarla come monaca. Paura e senso di insicurezza erano sempre dentro di lei e durante la vita quotidiana si sentiva sempre insicura, ma sta praticando molto bene. Le ricordo sempre di tornare al respiro e ai passi, e che in mezzo al sangha, sotto la protezione del Buddha e del Dharma, può sentirsi al sicuro. Le ho detto che quando va a letto a dormire deve seguire il respiro con la consapevolezza di essere in un posto sicuro, dove non ci sono bombe, proiettili o uccisioni; il Sangha, così come il Buddha e il Dharma, si prendono cura di lei e mantenendo la concentrazione sul respiro sente la sicurezza, la protezione dei tre Gioielli, finché non si addormenta. Al mattino, quando si sveglia, la pratica è la stessa, e anche durante il giorno, se nasce in lei un sentimento di insicurezza e di paura, la pratica è sempre la stessa.

Lo sta facendo molto bene e sta sbocciando come un fiore. Non pratica solo per se stessa, pratica per tutti noi nel sangha perché il suo successo sarà il nostro successo. Pratica anche per la sua famiglia, per la sua nazione, pratica anche per Mr. Pol Pot. E noi abbiamo visto che spera di riuscire nella piena trasformazione e guarigione, perché la trasformazione e la guarigione del suo Paese, del suo popolo, dipende anche dalla sua pratica e ha bisogno del sostegno di noi tutti.

Ho cercato di abbracciarla col mio amore e, anche se con difficoltà, si è resa conto di camminare in un mondo di amore e di fiducia. Ricordo che la scorsa settimana era mia attendente e stava preparando il tè. Come faccio sempre con i miei attendenti, l’ho invitata a bere una tazza di tè insieme a me e lei mi ha detto: ‘No, Thây, voglio semplicemente stare qui seduta a contemplarti mentre bevi il tè’. Nel mio eremo ho preparato del cibo per lei e per me ed è rimasta stupita nel vedere il maestro che cucinava e offriva il cibo a un suo discepolo. Non è riuscita a mangiare niente, se n’è rimasta lì seduta, non riusciva a credere che fosse vero.

Quando ho capito, non l’ho forzata a mangiare, le ho permesso di stare seduta e di gioire della sua sorpresa e della sua felicità. La nostra è una storia d’amore che continuerà a lungo.

Tra i 14 addestramenti alla consapevolezza dell’Ordine dell’Interessere ce n’è uno che si riferisce alla sofferenza: non bisogna chiudere gli occhi davanti alla sofferenza, dovete entrarci in contatto, ricordarvi della sofferenza che c’è nel mondo intorno a voi e in voi stessi; perché se cercate di sfuggire non potrete capire la natura della vostra stessa sofferenza e non potrete vedere la via d’uscita per voi e per il mondo. Ecco perché entrare in contatto con la sofferenza è la nostra pratica, la prima nobile verità.

Vicino a lei è seduta un’altra sorella, che ha avuto tutta la famiglia distrutta dalle bombe americane. Sta praticando anche lei per tutti noi, sia per la nazione vietnamita che per la nazione americana, e nel suo cuore non c’è odio; il suo nome significa ‘ornamento del frutto della pratica’, mentre il nome della monaca cambogiana significa ‘ornamento dello spirito della cosa appropriata’, e che sia qui a praticare per la sua nazione e per il suo popolo è la cosa appropriata.

I monaci e le monache di Plum Village sono di 16 nazionalità diverse, ognuno di noi ha un diverso background. La nostra pratica è di diventare una vera famiglia, accettarci e amarci gli uni con gli altri; e sappiamo benissimo che se ci riusciamo possiamo diventare un rifugio per molte persone nel mondo. Non pratichiamo come individui, vogliamo praticare come un organismo, come una comunità, come un sangha. Facciamo le cose insieme e vedete che ognuno di noi è una cellula del corpo del sangha, anche Thây è solo una cellula.

Sapete che molti monaci, anche se sono insegnanti di Dharma, compiono il lavoro di cellule molto bene: puliscono i bagni, cucinano per la comunità, vanno al mercato a fare spese; molti di noi sono buoni cuochi, anche se prima di diventare monaci non sapevano cucinare. Molti monaci e monache giovani sono venuti qui senza sapere niente di come si cucina, ma ora tutti sanno cucinare e molti di loro lo fanno molto bene. Durante questo ritiro uno dei monaci che è insegnante di Dharma cucina tre volte alla settimana all’Upper Hamlet, oggi un pranzo, domani una cena e così via. Ognuno di noi appartiene a un gruppo di cucina, o di pulizia delle pentole, di pulizia dei bagni, tutte queste cose sono la nostra pratica. E pratichiamo in modo che pulire il bagno diventi una meditazione.

La nostra pratica è essere felici e gioiosi mentre puliamo, laviamo, cuciniamo; cerchiamo davvero di essere un’orchestra senza un direttore d’orchestra. Potete avere avuto l’idea che Thây sia il leader, il direttore d’orchestra, ma non è così. Se state a lungo a Plum Village vedrete che non è vero: ognuno ha il ruolo di una cellula dell’organismo. Se vivete a lungo a Plum Village vedrete che il prendere decisioni è un ruolo della comunità, non di Thây, o degli abati o delle badesse. Gli abati e le badesse sono solo una cellula dello stesso corpo.

Se volete diventare residenti a Plum Village dovete rimanerci per un po’ come ospiti e poi la comunità deciderà se potete diventare un membro della comunità residente. Se volete essere ordinati novizi è il sangha che osserva usando gli occhi del sangha e che decide, non Thây. Thây semplicemente propone una data per l’ordinazione e consulta il sangha perché il giorno venga confermato.

Perciò ogni monaco, ogni novizio, ogni laico di questa comunità è un figlio del sangha, di tutto il sangha, non solo di Thây. Anche per la piena ordinazione, è il sangha che decide se è il momento di riceverla oppure se sia meglio aspettare ancora. E quando viene il momento della trasmissione della lampada per diventare insegnanti di Dharma, è sempre il sangha che decide, e non Thây, forse questo non lo sapevate. E quando invitate i monaci o i laici a delle giornate di consapevolezza in una certa città o a dei ritiri di cinque o sette giorni in un certo paese, i membri di quella delegazione vengono selezionati dal sangha. Mandiamo persone capaci di organizzare e condurre ritiri e di insegnare non solo con discorsi di Dharma ma con il loro modo di stare insieme. Dobbiamo comportarci come un organismo in pace e in armonia e questo è l’insegnamento fondamentale: la presenza di un sangha nei ritiri è il discorso di Dharma principale.

Thây ascolta e ricorda ogni membro del sangha, e con regolarità ogni membro del sangha scrive, parla, si ncontra con Thây. I discorsi offerti da Thây riflettono i bisogni, la felicità e la sofferenza del sangha. I discorsi di Dharma offerti da Thây sono in verità offerti dal sangha intero.

Thây è anche una specie di cuoco, perché per offrire un cibo dovete conoscere i gusti delle persone; se offrite del cibo che non può essere mangiato o digerito non siete un buon cuoco. Perciò Thây ascolta sempre la sofferenza del sangha, i bisogni e le difficoltà, per offrire insegnamenti adeguati. A volte alcuni non sono felici per i discorsi di Dharma perché quei discorsi non rispondono direttamente ai loro bisogni, ma forse quelle persone non sono ancora pronte a ricevere gli insegnamenti e per questo hanno la sensazione che Thây non si rivolge direttamente al loro problema, ma in effetti, se si ascolta più attentamente, il discorso ha molto a che fare con quella sofferenza.

Questa mattina c’è una domanda nella campana. È una delle domande più comuni.

È importante che i nostri amici mettano domande di questo tipo nella campana: aiuta i discorsi di Dharma. È anche molto utile ascoltare i discorsi con la nostra domanda nella mente, la nostra sofferenza nella mente.

Quando Thây parla di impermanenza, non sé, interessere, bisogna guardare se questo ha a che fare con la nostra sofferenza, la nostra attuale sofferenza; perché Thây si vuole rivolgere alla vostra sofferenza attuale, non ha intenzione di offrire qualcosa di profondo, di meraviglioso, ma che non ha niente a che fare con la vostra sofferenza del momento. Thây non ha tempo per questo, il tempo è troppo prezioso per usarlo per dimostrare la propria conoscenza, il proprio bagaglio intellettuale.

“Caro Thây, sto cercando di smettere di correre dietro alla felicità, voglio accettare le cose come sono e trovare la mia felicità con quel che c’è, tuttavia… il mio partner sostiene che la felicità dipende dal fatto che le cose siano diverse ed è sempre infelice con le cose così come sono: per essere felice, vuole cambiare le cose, me compresa. Trovo difficile praticare in queste condizioni: se sostengo il cambiamento rinforzo l’idea che la felicità non sia possibile senza di esso, se non sostengo il cambiamento sono vista come un ostacolo alla felicità del mio partner, e con cambiamento intendo quei cambiamenti che il mio partner pensa siano necessari.”

Questa è una buona domanda, e quando ascoltate il discorso di Dharma, dovete ascoltare con questa domanda nella mente e nel cuore per vedere se il discorso ha qualcosa da offrire per risolvere questo problema. Possiamo capire il Dharma solo se portiamo la nostra sofferenza, dovremmo ascoltare il Dharma nel contesto della nostra sofferenza e la sofferenza delle persone intorno a noi; perché l’insegnamento del Buddha è sulla sofferenza e sulla cessazione della sofferenza. La comunicazione è molto importante: la comunicazione tra sé e sé, tra sé e gli altri e tra i membri del sangha, tra discepolo e maestro è estremamente importante. Altrimenti non può esserci un vero sangha.

Ogni volta che inspirate, inspirate ossigeno nei polmoni e rinnovate tutte le cellule del sangue. Forse può farvi piacere inspirare e sapere che milioni di cellule del sangue vengono rinnovate dall’ossigeno; la qualità del respiro è fondamentale per noi, sia fisiologicamente che psicologicamente.

Durante la guerra ci fu un periodo in cui caddi in una grave depressione: non riuscii a dormire per molti mesi, i sintomi si manifestavano in modi differenti: disturbi digestivi, insonnia, disturbi del battito cardiaco. Ero così grave che a un certo punto mi proposero di fare un elettroshock; mi portarono in un famoso ospedale francese a Saigon e stetti anche per un certo periodo all’ospedale universitario di Tokyo, e cercarono di scoprire cosa non andava in me, fisicamente. Erano espressioni fisiche della depressione, una gravissima depressione, dopo la morte di mia madre, la situazione della guerra, la morte di moltissime persone intorno a me, specialmente giovani. Molti giovani novizi impegnati nel movimento di resistenza in modo non violento, senza fucili, erano stati uccisi. Perdere la madre, perdere amici, fratelli e sorelle, vedere questo intorno a sé ogni giorno, è qualcosa di molto difficile da sopportare per un giovane monaco, erano gli anni cinquanta (Thây aveva circa trent’anni n.d.t.). Niente mi poteva aiutare, né la medicina occidentale né quella orientale, ma avevo una fede molto forte nel Dharma e fu la pratica del respiro consapevole che mi aiutò a superare la situazione, solo la pratica del respiro consapevole. L’avevo imparata da novizio, ma in quel periodo era questione di vita o di morte: solo in quel momento investii il 100% di me stesso nella pratica.

E fu la pratica del respiro consapevole della tradizione buddhista che mi guarì, mi portò fuori dalla profonda depressione e mi ristabilì. Durante quel periodo la mia fede, la mia fiducia negli insegnamenti del Buddha e nel Dharma erano intatte; non riuscivo a credere nella medicina occidentale, nella medicina asiatica o in altri tipi di terapie ma non so perché credevo profondamente che ci fosse una via di guarigione col Dharma.

Cercai davvero di praticare il respiro consapevole, cercai libri al di fuori del buddhismo per imparare qualcosa di più sul respiro. Era meraviglioso che ogni volta che cercavo di praticare profondamente il respiro in quel modo mi dicevo: ‘Questa è la cosa migliore che posso fare proprio in questo momento’. Ho voluto condividerlo con voi: quando avete seri problemi e non sapete quale sia la cosa giusta da fare, il respiro profondo, il respiro consapevole è la cosa giusta da fare, forse la cosa migliore da fare in quel preciso momento.

Rimane ancora una verità per me: ogni volta che ho difficoltà, ogni volta che non vedo la via d’uscita da una situazione difficile, ho sempre fiducia nel mio respiro. Respirare profondamente e consapevolmente è la cosa giusta da fare in quel momento.

E se sapete che state facendo la cosa giusta, avrete subito pace. È meraviglioso. “Sto già facendo la cosa migliore in questo momento, perché mi devo preoccupare?” Perciò la pace arriva subito.

Ogni volta che inspirate, rinnovate ogni cellula del sangue. La sostanza che si chiama emoglobina ha la capacità di fissare l’ossigeno, molto facilmente, molto velocemente; e questa ricarica di ossigeno rende il sangue rosso brillante, e ogni secondo le cellule del sangue sono rinnovate, piene di ossigeno. L’emoglobina ha anche la capacità di rilasciare ossigeno, quando la situazione lo richiede, molto facilmente, molto velocemente. È un ottimo modo per fissare e rilasciare l’ossigeno. Sono come ambasciatori, che vanno in ogni cellula e se ne prendono cura.

Perciò è molto importante inspirare ed espirare consapevolmente e profondamente, specialmente quando l’aria è pulita. La meditazione camminata all’aria aperta è un modo meraviglioso per guarire. Se potete stendervi sull’erba e praticare il respiro consapevole, il respiro profondo è molto curativo e l’effetto è istantaneo.

Una profonda inspirazione di aria buona è già molto curativa, può portare buoni risultati immediatamente. Perché quando inspirate in quel modo l’aria fresca, l’ossigeno, milioni di cellule del sangue vengono rinnovate e voi inviate queste cellule con l’ossigeno in ogni cellula del corpo, rinnovate ogni cellula del corpo, rinnovando il sangue.

Fisicamente, questa è un’ottima pratica. Ma anche psicologicamente è una cosa meravigliosa, perché sapete che state facendo la cosa migliore che potete fare in quel momento. La cosa migliore è essere voi stessi, inspirare ed espirare, e aiutare il corpo e la coscienza.

Una goccia di sangue contiene moltissime cellule, il numero delle cellule in una sola goccia è enorme. Se contate le cellula di una sola goccia, scoprite che sono più numerose di tutta la popolazione che attualmente vive sul territorio francese. In realtà è il doppio della popolazione francese. E sono così piccole che se voleste metterle tutte in fila, vi occorrerebbero 1250 cellule per un centimetro.

Anche i monaci che erano con il Buddha durante il suo secondo anno di insegnamento erano 1250, e a Plum Village abbiamo piantato 1250 alberi di prugne per commemorare questo.

Perciò inspirando abbracciate tutte le cellule del corpo e abbracciate anche la sofferenza che è contenuta in ogni cellula del corpo. È veramente una pratica d’amore. Perciò non sottovalutate la pratica del respiro consapevole. Può generare vita, può portare la guarigione al corpo e alla mente.

L’altro giorno abbiamo detto che le cellule sane sono lì per aiutare le cellule che non sono sane. E possiamo fare qualcosa per aiutare le cellule sane, di sicuro potete farlo in ogni momento della vita quotidiana, sedendovi e respirando in maniera appropriata, camminando e respirando in maniera appropriata, gustando l’inspirazione e l’espirazione, sostenendo in questo modo le cellule sane di modo che possano aiutare le cellule che non sono sane.

Anche per coloro che sono malati di cancro, questo è il trattamento migliore. Non pensate di rimuovere quelle cellule, cercate di sostenere le cellule buone così che queste possano abbracciare le cellule che non sono sane.

Vent’anni fa ho incontrato a Montreal un giovane vietnamita, il cui nome significa ‘fortuna’, che aveva dei bambini ancora piccoli. Aveva tre settimane di vita. Era seduto lì a fare colazione con noi per organizzare un ritiro a Montreal. Era seduto vicino a me e a metà colazione abbiamo cominciato a scambiarci delle idee su come organizzare al meglio il ritiro. Mi era stato presentato da un dottore, Tang Hoi, un nostro insegnante di Dharma laico e seppi che l’amico stava per morire in due o tre settimane, questo avevano detto i dottori. Tutti mi guardavano per vedere se avevo qualcosa da dire per confortarlo. Gli misi le mani sulle spalle e gli dissi: “Stiamo tutti per morire, qualcuno prima, qualcuno dopo. Ma tre settimane sono tante, perché ci sono persone che vivono cinquant’anni, sessanta, ma non sono davvero vive, non sanno gustarsi tutti i momenti della vita, passano il tempo solo a preoccuparsi e ad arrabbiarsi. Non molti di noi sanno come gioire dei minuti, delle ore, dei giorni, delle settimane che abbiamo da vivere. Qual è l’utilità di vivere cent’anni solo per arrabbiarsi con le persone, per avere paura della vita? Sei capace di vivere profondamente e gioiosamente ogni momento della tua vita quotidiana? Tre settimane sono molte. Dimmi se sei capace di condividere una tazza di tè con me in questo momento e di concentrarti per gioire del fatto che sei ancora vivo”.

Ci siamo gustati una tazza di tè in cerchio con gli amici, ed era una tale sfida per lui. Lo vidi fare del suo meglio. Anche per lui era questione di vita e di morte. E tutti lo aiutammo a gioire della tazza di tè, di una fetta d’arancia, di un pezzo di toast e marmellata. Celebrammo il momento, non ci perdemmo a discutere su come organizzare il ritiro. Facendo colazione, fate del vostro meglio per fare solo colazione, ogni cosa a suo tempo.

E in quel momento egli ottenne quello che noi chiamiamo illuminazione e da quel momento ha continuato a seguire le istruzioni e a praticare. È ancora vivo. Nei 20 anni successivi è diventato membro dell’ordine dell’Interessere e il suo nome di dharma è ‘Vera vita’, perché prima la sua non era vera vita. E mi ha detto: “Thây, ero arrivato alle soglie della morte, ecco perché so cosa vuol dire morire. Ora sono rinato e il nome che mi è stato dato, ‘Vera vita’, è davvero appropriato”.

Ci sono molti miracoli come questo che conosciamo direttamente nel nostro Sangha, che riguardano persone che vengono a praticare con noi. Ci sono miracoli di questo tipo ogni giorno: quando vi liberate delle preoccupazioni riguardanti il futuro, delle pene e dei rimpianti riguardanti il passato, quando siete capaci di essere stabili nel momento presente e di entrare in contatto con ciò che in esso vi è di meraviglioso piacevole e curativo, cominciate il lavoro di guarigione e trasformazione per voi e per il vostro sangha.

Ogni passo che fate è per guarire e trasformarvi: investite il 100% nell’atto di fare un passo, e perciò il paradiso, il regno di Dio, la terra del Buddha sono disponibili per voi nel qui e ora. Non riuscirei a immaginare il regno di Dio o la Terra del Buddha più belli del mondo in cui viviamo, del pianeta Terra. Tutti i miracoli sono mostrati se vi liberate dalle vostre pene, dalle vostre paure, dai vostri rimpianti.

Siete in grado di entrare in contatto con tutti questi miracoli che sono disponibili per voi? Da dentro di voi e dall’esterno, perché i vostri occhi sono un miracolo, i vostri occhi sono meraviglie della vita. Il vostro naso, la vostra lingua, ogni cellula del vostro sangue è un miracolo. Potete inspirare dicendo ‘questo è un miracolo’, potete espirare e sorridere, tutti questi sono miracoli. Potete sedere ben dritti con un’arancia in mano, e sorridendo guardarla, che è anch’essa un miracolo. Voi siete un miracolo, e il Dharma vi aiuta a entrarvi, a svegliarci a questo. Il regno di Dio, La terra del Buddha non sono un’idea, una nozione. Amore, felicità, non nascita e non morte non sono idee. Se vi permettete di entrarci, la guarigione e la trasformazione diventano una realtà di ogni momento. Ricordate, quando inspirate portando ossigeno ai vostri polmoni questo è un atto di guarigione, non fatelo meccanicamente, fatelo con il 100% di voi stessi, consapevoli che è una pratica di amore di cura. E se sapete come prendervi cura, come amare voi stessi, saprete prendervi cura e amare gli altri esseri viventi. Se non siete capaci di prendervi cura di voi stessi e di amarvi, non potrete prendervi cura degli altri esseri viventi né del nostro pianeta.

Ricordo ancora l’ospedale di Tokyo. C’era una terrazza sopra l’edificio e ogni giorno andavo lassù perché l’aria era migliore, e praticavo la meditazione camminata e il respiro consapevole. Lo facevo ogni volta che la situazione me lo permetteva, parecchie volte al giorno, e la mia pratica principale era la meditazione camminata e il respiro consapevole. Praticavo il respiro consapevole nella posizione sdraiata, nella posizione seduta, nella meditazione camminata. Sapevo che era la cosa appropriata da fare per la mia guarigione. A quel tempo la mia conoscenza del sutra del respiro consapevole non era perfetta, non era sufficiente. Avevo accesso alla versione cinese, alla versione pali. Ma attraverso la pratica ho imparato molto, non grazie a un commento del sutra ma attraverso la mia personale esperienza.

Ho cominciato la pratica del respiro per riportare la calma, per permettere al corpo e alla coscienza di guarire. Inspirare, espirare, nutrire e abbracciare. Abbracciare il corpo e abbracciare il dolore. E ho avuto la possibilità di guardare in profondità nella natura della mia grave depressione: non solo avevo perso mia madre, ma avevo perso anche molti compagni durante la guerra. Avevo visto molte distruzioni e uccisioni intorno a me. C’era anche un’altra faccia della depressione: la gerarchia buddhista era molto conservatrice, non voleva essere impegnata rispetto alla guerra in corso. Rispondendo al nostro invito ad impegnarsi nel lavoro di pace, dissero: ‘Beh, se la nostra mente è pacifica, il mondo sarà pacifico’. Ma era piuttosto una teoria, e non una pratica. Perché se non fate niente per fermare la guerra come potete essere in pace interiormente? E fate finta di essere in pace e poi un giorno la pace tornerà nel mondo.

Molti di voi vengono dal background cattolico o protestante. Forse avete avuto lo stesso tipo di frustrazione che avevo io, vedendo che le gerarchie delle chiese sono conservatrici. Volete rinnovare la tradizione, volete infondere nuova vita nella chiesa, nella congregazione, ma vi guardano come nemici. Allora ero molto conosciuto come scrittore buddhista, ero il direttore della rivista ufficiale buddhista. I miei articoli peroravano la causa delle riforme, per un cambiamento un’attualizzazione del Buddhismo. Il buddhismo deve essere attualizzato, vivificato, rinnovato per rispondere ai veri bisogni della società. Cercavano di non ascoltare, e alla fine dissero: “Thây, scrivi cose che non possiamo accettare”. (…) Alla fine tagliarono i fondi e la rivista morì. Tu sei un giovano monaco, motivato dal desiderio di cambiare, di attualizzare, di rinnovare la tradizione in modo che il buddhismo diventi una forza viva che contribuisca al rinnovamento della società e fermi la guerra, creando armonia e unione nel paese. A quel tempo avevo incominciato a meditare e a scrivere per un buddhismo impegnato. C’erano molte sorgenti per la mia depressione, era una grave depressione.

Mentre praticavo respirando e camminando, guardavo dentro la natura della depressione, e alla fine la riconobbi.

Tuttavia la mia fede nel Dharma, la mia convinzione nel Dharma mi diceva che non dovevo lasciar perdere. Perché avevo un vantaggio che non avevano molti monaci, ero molto aperto alle giovani generazioni. Avevo addestrato monaci e monache giovani, e avevo ottenuto la loro fiducia e quella della giovane generazione di buddhisti laici. Mi sono detto: ‘Grazie a questo ci riuscirò’, e avevo ragione. Quando un fiume scorre in questo modo, la goccia che sta davanti non guida ma è spinta dall’acqua dietro.

Avevamo dei giovani che avevano incominciato la rivoluzione e ci siamo riusciti. Il buddhismo impegnato divenne una realtà in Vietnam, e il buddhismo era impegnato nel lavoro per la pace: fermare la guerra, rinnovare la società e creare la SYSS, un movimento per il servizio sociale. Soccorrevamo le vittime della guerra, costruivamo villaggi per i rifugiati. Come giovani monaci e monache e laici eravamo presenti ovunque, strumenti di istruzione, salute e sviluppo economico. Perciò il buddhismo impegnato in Vietnam era diventato una realtà attiva. E il darsi fuoco dei monaci e delle monache buddhiste per protestare e per richiamare l’attenzione sulla distruzione ha commosso il mondo intero.

Due anni dopo, solo due anni dopo che mia madre era morta, potei entrare in contatto con la sua natura di non nascita e non morte. E la mia sofferenza scomparve. Ero convinto che continuando a lavorare con le giovani generazioni di laici, monaci e monache ci sarebbe stata una trasformazione nella comunità buddhista. Tutti questi elementi che sbocciarono nella mia comprensione furono la condizione per la mia ripresa, il ritorno della salute e lo svanire della mia grave depressione.

Ricordo che sull’isola dormivo in un piccolo cottage, circondato da piantagioni di tè. Una notte mi svegliai alla due del mattino e uscii, perché nella mia capanna non c’era il bagno. Quando uscii fui abbracciato dalla luce della luna piena, la notte era molto silenziosa e la luce della luna abbracciava tutte le colline come il latte di una madre. Avevo fatto un sogno, avevo visto mia madre: era seduta con i capelli sciolti, molto giovane, molto bella. Ero seduto vicino a lei e parlavamo, ero molto felice, in quel sogno mia madre non sembrava affatto morta. Quando uscii e camminai tra le piante di tè e permisi a me stesso di essere abbracciato dalla luce della luna, mi resi conto in un lampo che mia madre non era mai morta. Era sempre lì, dentro me e intorno a me, e la sofferenza semplicemente svanì.

Non è perché lottiamo che otteniamo un’intuizione profonda. L’insight è come un fiore o un frutto, deve arrivare lentamente, deve maturare. Così, nella pratica quotidiana non eliminate nulla, prendetevi solo cura del corpo, della coscienza, e guardate in profondità nella situazione. La pratica quotidiana vi porterà frutti e fiori, e cioè l’insight, la trasformazione e la guarigione.

Poi vidi che in me portavo molte generazioni di insegnanti buddhisti. Se sono riuscito a fare quello che ho fatto è stato grazie alle generazioni di insegnanti che mi avevamo trasmesso la capacità di praticare. Vidi mio padre, mia madre, i miei antenati di sangue, tutti vivi in me. E io vivevo per loro, li portavo tutti con me, vivi nel momento presente. Sentii che la missione era ancora lì, molto difficile: il profondo desiderio di praticare per guarire e trasformare, per aiutare la gente, il Paese, a rinnovarsi e a diventare uno strumento di pace e armonia era molto forte, la mia bodhicitta era intatta. La mia felicità più grande era che la bodhicitta in me, il mio profondo desiderio d’illuminazione, di aiutare gli esseri viventi, non era mai stato scosso. Avevo sopportato molte difficoltà, molta sofferenza, ma la mia mente d’amore, la mia bodhicitta, era sempre rimasta intatta.

Quando avete ancora quella bodhicitta potete affrontare ogni tipo di difficoltà. L’insight del non sé è fondamentale per la trasformazione e la guarigione: vi rendete conto che non vivete solo per voi stessi, non siete lì per voi soli, ma siete lì per vostro padre, per vostra madre, per i vostri antenati, per i vostri insegnanti, per i vostri figli per tutto il mondo. E ottenete così un tipo di forza che non avevate prima.

Quando vi capita di fare la doccia o il bagno cercate di guardare il vostro corpo nel corpo, e prima di tutto guardatelo come qualcosa che vi è stato trasmesso dai vostri genitori. Questo mio corpo è un oggetto di trasmissione, sono stati i miei genitori che me l’hanno dato.

Ogni tanto ci arrabbiamo con i nostri genitori, a volte siamo così arrabbiati che pensiamo di non voler più aver niente a che fare con loro. Come può essere possibile? Siete una continuazione di vostro padre, siete una continuazione di vostra madre, in effetti siete vostro padre e vostra madre, è un fatto che non potete negare. Un chicco di grano è la continuazione di una pianta di grano e non può dire: “Non voglio più aver niente a che fare con la pianta di grano”, sarebbe stupido. Ma a volte noi umani la pensiamo in quel modo, ci comportiamo così. Vostra madre è voi stessi, vostro padre è voi stessi, e se guardate in profondità vedrete che i vostri antenati sono voi stessi, e sono tutti vivi in voi proprio in questo momento, con tutta la loro saggezza, felicità, sofferenza e dolore. Grazie alla pratica potete aiutarli a trasformare: ogni volta che riuscite a sorridere tutti i vostri antenati sorridono con voi. Se siete un artista, che usa tecniche televisive, potete esprimere questo: quando sorridiamo tutti i nostri antenati sorridono con noi, è così. Quando siete in grado di fare un passo in pace e in libertà, tutti i vostri antenati stanno facendo la stessa cosa e ve ne sono grati. Permettete ai vostri antenati di fare un passo in quel modo, perché molti di loro durante tutta la loro vita non ne hanno avuto la possibilità. Fatelo per loro: “Cammino per te, mio caro, sorrido per te”. Sorridere e camminare in quel modo è quindi un atto d’amore e di gratitudine. Possiamo farlo ogni giorno tante volte, con il Dharma tutto è possibile. Abbiamo sperimentato i Tre Toccare la Terra. Sappiamo che nel primo entriamo in contatto con gli antenati e i discendenti. La prima pratica del Toccare la Terra è come una linea verticale, noi siamo qui nel momento presente, e quando tocchiamo la terra visualizziamo, riconosciamo, ci accorgiamo della presenza dei nostri antenati in noi. Sono tutti vivi in noi in questo preciso momento. Se ci fosse discontinuità voi non sareste qui, siete qui grazie a quella continuità. Le cellule dei vostri antenati e dei vostri genitori sono ora in voi e voi potete vivere grazie ad esse. Quando toccate la terra vedete quella presenza: vedete che stanno pensando nei vostri pensieri, stanno camminando nei vostri passi e stanno sorridendo nei vostri sorrisi. Ci sono antenati che sono quasi perfetti nel loro comportamento, ma ci sono antenati che sono molto lontani dall’essere perfetti: hanno molti difetti, ve ne rendete conto. Sapete che anche voi siete degli antenati, perché avrete o avete già dei figli, nipoti e così via. Anche se siete ancora giovani i vostri figli e i vostri nipoti sono già presenti in voi. Questo è un frutto della pratica: quando guardate in un fiore di limone, anche se il limone non è ancora lì potete già vedere il limone. Siete ancora giovani ma, guardando in voi, posso già vedere i vostri figli e nipoti.

Nel qui ed ora con la meditazione possiamo toccare l’eternità. Se guardate dentro di voi vi rendete conto di avere dei difetti. Ci sono cose in voi meravigliose, quasi perfette, ma avete anche molti difetti. E quando ve ne accorgete potete domandarvi: “Chi sono io per giudicare e rifiutare i miei antenati, visto che anche in me ci sono difetti, debolezze?” Se siete in grado di risvegliarvi a quella realtà sarete capaci di perdonare vostro padre, vostra madre e i vostri antenati per le loro debolezze. Non sono stati fortunati, tutto qui. Non hanno avuto l’occasione di incontrare il Dharma, non sapevano come far fronte alla loro rabbia, frustrazione e paura. Ora voi siete fortunati, avete avuto l’occasione di incontrare il Dharma, sapete come praticare il respiro consapevole per abbracciare la paura, la rabbia, l’irritazione che si manifesta in voi. Respirate con amore e subito potrete accettare i vostri antenati, di cui vostra madre e vostro padre sono i più recenti, e subito il dolore e la rabbia in voi svanirà. Questa è la funzione del primo toccare la terra.

Toccando la terra dovete riuscire in questo, altrimenti non rialzatevi, restate sdraiati in modo da avere occasione di collegarvi a tutti i vostri antenati, a quelli che sono meravigliosi, praticamente perfetti e a quelli che sono lontani dall’esserlo. Li accettate tutti come vostri antenati perché sapete che alcuni di loro sono stati fortunati mentre altri non hanno avuto condizioni sufficienti per essere felici. E subito la pace è dentro di voi, e quando vi rialzate siete una persona diversa, trasformata. La stessa cosa dovrebbe essere praticata rispetto ai vostri figli e nipoti. Tra i vostri figli ce ne sono di meravigliosi, vicini all’essere perfetti, ho molti figli e quindi lo so bene! Ce ne sono alcuni che basta guardarli per trarne nutrimento, la loro vista vi procura felicità e vi sostiene. Ma ce ne sono altri che hanno ancora molte difficoltà e debolezze. Sapete di essere stati anche voi bambini, e anche voi avete le vostre debolezze e i vostri momenti di difficoltà, i momenti in cui siete arrabbiati con il vostro insegnante o con vostro padre o con vostra madre. Perché non potete dunque accettare i vostri figli? Chi siete voi per non accettare i vostri discepoli, anche se hanno ancora molte difficoltà? Toccando la terra li vedete molto chiaramente, i loro visi, le loro espressioni, la loro sofferenza. Sarete allora spinti dal desiderio di prenderli nelle vostra braccia e dirgli: “Mio caro, ti accetto così come sei, farò del mio meglio per creare le condizioni in cui tu possa essere più felice, possa trasformare le tue abitudini negative”.

Se siete dei genitori vi prego di provare questa pratica, come ho fatto anch’io, e ci sono riuscito. Non soffrirete più solo perché avete un figlio o una figlia che non è come vorreste. Non avete fatto del vostro meglio per lui o lei, e ora è il momento di dedicargli il vostro amore e la vostra cura. Nel passato non lo avete fatto perché non era brava con voi, e vi ha causato molta sofferenza. Per questo avete cercato di evitarlo, lo avete guardato come qualcosa meno di un figlio o di un discepolo. Ma ora avete toccato la terra e avete visto che voi stessi avete avuto lo stesso tipo di debolezze in passato, e quindi potete perdonare e accettarla così com’è, e sapete che merita più amore.

Per quelli che sono quasi perfetti non c’è bisogno di dare più attenzione, energia, ma a quelli che soffrono dovreste dare più cura, energia e amore. Ma a trarre profitto dalla pratica per primi dovreste essere proprio voi, perché rialzandovi dopo aver toccato la terra siete già trasformati. Siete fatti di elementi di non-voi, e se questi elementi di non-voi non sono felici e accettati non potete essere felici, questo è evidente.

Il secondo toccare la terra è rappresentato da una linea orizzontale. Quando toccate la terra vedete tutti gli esseri viventi che sono in essere nel momento presente. Non appartengono al passato o al futuro ma al momento presente. Tra questi ci sono quelli che vivono molto vicini a voi e quelli che sono lontani, ma sono tutti presenti. Entrate in contatto con coloro che sono quasi perfetti, che con amore agiscono in modo da alleviare la sofferenza del mondo. Ci sono dei bodhisattva intorno a noi, possiamo vederli con i nostri occhi di Buddha. Grazie a questi nostri occhi possiamo riconoscere la presenza e il comportamento di questi bodhisattva. La vita è così bella e toccando la terra ricevete moltissima energia da loro. Ci sono bodhisattva come Samantabhadra che sono sempre in azione, sempre a fare qualcosa per il benessere delle persone, per alleviare la sofferenza. Non pensiamo ad un bodhisattva come a un dio seduto su una nuvola, i bodhisattva sono proprio qui intorno a voi. Qualche volta non riuscite a riconoscerli come bodhisattva perché siete catturati dall’apparenza. C’è una donna in Olanda che durante la guerra ha contribuito a salvare decine di migliaia di ebrei. Quando la guardate non vedete nulla di speciale ma lo stesso è un vero bodhisattva. Come può una sola persona fare così tanto, salvando dall’olocausto qualcosa come ventimila persone? Dovreste venire alla pagoda in cui c’è il bodhisattva dalle mille braccia. Ci sono così tante cose da fare per cui servirebbero più di due braccia per aiutare le persone. Quando guardate quella donna, è ancora viva, vi domandate come con sole due braccia abbia potuto fare così tanto. Le sue braccia sono arrivate così lontano.

È un piacere imparare a guardare con l’occhio di Buddha, riconoscere in mezzo a noi bodhisattva di quel tipo. Quando vi accorgete di quella presenza in voi si crea una grande energia, una grande forza, e potete affrontare molte difficoltà ed ostacoli. Per questi bodhisattva non ci sono frontiere tra nazioni, razze, nazionalità, tradizioni spirituali, il loro amore abbraccia tutto. I bodhisattva agiscono sulla base della non discriminazione.

Avevamo il progetto di andare in Vietnam e organizzare un ritiro per i veterani vietnamiti, invitando anche i veterani americani a venire e a praticare insieme. Sarebbe molto bello, il presidente Clinton potrebbe preparare un evento di questa portata, un ritiro in cui i veterani di guerra vietnamiti e americani potrebbero riunirsi e praticare. Non c’è ancora stata riconciliazione tra i due paesi. Sappiamo che le bombe americane hanno distrutto molto, non solo vite umane ma anche la foresta e la terra. Molte bombe sono ancora sepolte nella terra e continuano ad esplodere e a mutilare persone e bambini. Io non sono potuto rientrare nella mia terra natale per organizzare un ritiro per veterani vietnamiti, ma ho potuto organizzare molti ritiri per veterani di guerra americani. Hanno partecipato alla distruzione del nostro paese, della nostra gente, ma quando offriamo un ritiro per loro gli offriamo lo stesso tipo di amore che offriamo ad ogni altra persona. Ed è lo stesso per i soldati francesi: molti giovani francesi sono morti in Vietnam, dove erano venuti per combattere e per uccidere. Quando offriamo un ritiro a Parigi o altrove in Francia, lo offriamo in uno spirito di riconciliazione.

Qui ad Upper Hamlet durante la guerra i tedeschi uccisero dei civili francesi, proprio dietro quel muro. C’era molto odio quando siamo venuti qui vent’anni fa, potevamo sentire quello spirito di violenza e odio. Abbiamo praticato la meditazione camminata ogni giorno, benedicendo la terra con la nostra compassione e guarigione, e molti dei nostri amici tedeschi sono venuti qui per praticare e aiutarci a trasformare questa terra in una terra piena di pace. Ora nel raggio di dieci chilometri le persone ci dicono che hanno una sensazione diversa del posto, che è diventato pieno di pace e molto bello. C’è stata dunque riconciliazione tra tedeschi e francesi, proprio qui, ad Upper Hamlet, grazie alla pratica della meditazione camminata e seduta, e grazie alla riconciliazione dentro noi stessi. E ora quando i tedeschi praticano ne hanno beneficio i francesi e viceversa. E quando i vietnamiti praticano ne traggono beneficio anche gli americani e viceversa.

Quando guardiamo nel nostro corpo vediamo dentro di noi altri esseri umani e anche grandi bodhisattva, e subito ne riceviamo una grande forza. Quando vedremo delle persone che sono oppresse, che muoiono ogni giorno, a causa delle bombe, saremo in grado di accettarle, di identificarci con loro, di abbracciarle con la nostra presenza mentale e con il nostro amore. Vediamo che noi siamo loro, noi siamo dei bodhisattva e siamo anche le persone che soffrono, inclusi coloro che uccidono e distruggono. Non c’è più discriminazione. Perché ogni persona inter-è con ogni altra, ogni cosa inter-è con ogni altra cosa, questo è l’insight del non-sé.

Quando prendo un pezzo di pane e guardo a fondo in esso non lo vedo solo come qualcosa di vegetale, ma vedo anche i piccoli insetti del grano uccisi divenire gli elementi che permettono al grano di crescere.

Vedo benissimo l’intero cosmo in me, tutti gli esseri viventi in me, e io vivo per loro.

Non c’è distinzione, la nozione del sé svanisce immediatamente.

Gli scienziati ci hanno detto che è sbagliato considerare questo corpo come nostro, lo abbiamo solo preso in prestito, occupato, lo condividiamo con molti esseri viventi.

La nostra lingua è la dimora di moltissimi esseri viventi, nella nostra bocca ci sono milioni di esseri viventi. Gli abbiamo prestato la nostra bocca o hanno semplicemente stabilito lì la propria casa? Ce ne sono a milioni. Milioni di essi si sono fatti una casa molto comoda nel nostro sistema digestivo, e condividono il nostro cibo. E molti di essi ci sono di grande aiuto.

Gli scienziati ci dicono che ci sono una infinità di esseri viventi che vivono in noi. Il nome vietnamita di questi insetti è “lap ti teh”. Si riproducono dentro di noi, hanno un DNA piuttosto diverso dal nostro, non appartengono alla stessa categoria genetica, ma producono molta energia ossidativa, che è molto importante per noi, poiché senza di essa non potremmo muovere un dito, non potremmo fare un passo, non potremmo neanche pensare.

Un biologo americano ha detto che questi piccoli esseri viventi camminano davvero insieme a noi, ascoltano la nostra musica e pensano i nostri pensieri. Sono proprio in simbiosi con noi. Finché ci sono batteri nelle radici dei fagioli ci sono fagioli, senza quei batteri i fagioli non esisterebbero.

Non possiamo dunque esistere isolatamente dal resto, dobbiamo interessere con ogni cosa nel cosmo. Dobbiamo ricordarcelo, niente può esistere in sé e per sé, ogni cosa deve interessere con ogni altra cosa, questo è l’insegnamento del Buddha.

Ecco perché usiamo questa parola “interessere”: un fiore non può esistere da solo, un fiore deve interessere con la luce del sole, con la pioggia, con il terreno, con tutto. Essere significa dunque interessere.

Il termine sanscrito per ‘interessere’ è pratiitya samutpada. Il Buddha ha detto: “chi ha conosciuto il pratiitya samutpada, ha conosciuto il Buddha”. Tutti coloro che vedono la natura dell’interessere possiedono gli occhi del buddha.

Consapevolezza – Mindfulness

Consapevolezza – Mindfulness: vivere nel momento presente

La presenza mentale o consapevolezza – mindfulness è il cuore dell’insegnamento del Buddha. La consapevolezza – mindfulness è l’energia che ci riporta al presente: coltivarla in noi stessi è coltivare il Buddha che è dentro di noi, è coltivare lo Spirito Santo.
(…) La nostra attenzione può essere appropriata (…), come quando dimoriamo pienamente nel momento presente, o inappropriata (…), come quando prestiamo attenzione a qualcosa che ci distrae  dal qui e ora. Un buon giardiniere sa come far crescere fiori dal compost di rifiuti organici; allo stesso modo la consapevolezza – mindfulness accetta ogni cosa senza giudicarla né reagire. E’ onnicomprensiva e amorevole. (…)

Il “primo miracolo della consapevolezza – mindfulness” è essere presenti e in grado di entrare in contatto profondo con il cielo azzurro, un fiore, il sorriso della nostra bambina.

Il “secondo miracolo della consapevolezza – mindfulness” è rendere presente anche l’altro: il cielo, il fiore, la nostra bambina. Nel poema epico vietnamita La storia di Kieu, la protagonista torna a casa dell’amato Kim Trong e lo trova profondamente addormentato alla scrivania, con la testa china su una pila di libri. Kim Trong sente i passi di Kieu e chiede, non ancora del tutto sveglio: “Ci sei davvero o sto sognando?”. Kieu risponde: “Ora abbiamo l’opportunità di vederci chiaramente l’un l’altra; ma se non viviamo pienamente questo momento, sarà soltanto un sogno”. Tu e la persona che ami siete lì insieme: avete la possibilità di vedervi realmente l’un l’altra. Ma se non siete pienamente presenti, ogni cosa sarà come un sogno.Consapevolezza - Mindfulness

Il “terzo miracolo della consapevolezza – mindfulness” è nutrire l’oggetto stesso dell’attenzione. Quand’è stata l’ultima volta che hai chiesto alla persona che ami: “Chi sei amore mio?”, guardandola negli occhi? Non accontentarti di una risposta superficiale. Chiedi di nuovo: “Chi sei che hai preso la mia sofferenza come tua sofferenza, la mia felicità come tua felicità, la mia vita e la mia morte come la tua vita e la tua morte? Amore mio, perchè non sei una goccia di rugiada, una farfalla, un uccello?”. Chiedilo con tutto te stesso. Se non presti la giusta attenzione alla persona che ami commetti una specie di omicidio. Quando siete in auto insieme, se sei perso nei tuoi pensieri, se dai per scontato di sapere tutto di lei, lei morirà poco a poco. Con la presenza mentale (mindfulness), invece, la tua attenzione darà acqua al fiore che appassiva: “So che sei qui, al mio fianco, e questo mi rende molto felice”. L’attenzione ti mette in grado di scoprire molte bellissime cose nuove: le sue gioie, i suoi talenti nascosti, le sue aspirazioni più profonde. Come puoi dire di amarla, se non pratichi l’attenzione appropriata?

Il “quarto miracolo della consapevolezza – mindfulness” è alleviare la sofferenza dell’altro. “So che stai soffrendo. Per questo sono qui per te”. Lo puoi esprimere con queste parole oppure solo con uno sguardo. Se non sei davvero presente, se stai pensando ad altre cose, il miracolo di alleviare la sofferenza altrui non si può realizzare.
Sai bene che avere un amico che sia davvero presente nei momenti difficili è una benedizione. Volere bene significa nutrire l’altro con l’attenzione appropriata. Quando pratichi la consapevolezza – mindfulness rendi presente te stesso e l’altro allo stesso tempo: “Caro (o cara), so che sei qui. La tua presenza è preziosa, per me”. Se non esprimi questo sentimento quando siete insieme, nel caso la persona amata morisse in un incidente non potresti fare altro che piangere, per il rimpianto di non essere stati capaci di rendervi felici l’un l’altro.
Sedersi in maniera stabile e solida accanto a qualcuno che sta per morire può bastare, di per sé, ad aiutarlo a lasciare questa vita senza problemi. La tua presenza è come un mantra, parola sacra che ha poteri di trasformazione; quando corpo, parola e mente sono in unità perfetta, quel mantra è efficace perfino prima di essere pronunciato. Una volta che ti sarai calmato e che hai smesso di lasciarti disperdere, avrai la mente focalizzata in un punto solo e sarai pronto a cominciare a guardare in profondità.

Il “quinto miracolo della consapevolezza – mindfulness” è l’osservazione profonda (vipasyana), che è anche il secondo aspetto della meditazione. Se sei calmo e concentrato, sei veramente disponibile all’osservazione profonda: illumini l’oggetto della tua attenzione con la luce della consapevolezza e insieme illumini anche te stesso; osservi l’oggetto della tua attenzione e insieme vedi la tua coscienza-deposito piena di gemme preziose.

Il “sesto miracolo della consapevolezza – mindfulness” è la comprensione. Quando comprendiamo qualcosa, spesso diciamo: “Vedo”; infatti vediamo qualcosa che prima non avevamo visto. Vedere e comprendere vengono da dentro di noi. Quando siamo consapevoli, in contatto profondo con il momento presente, possiamo vedere e ascoltare a fondo; i frutti sono sempre comprensione, accettazione, amore e il desiderio di alleviare le sofferenze e di portare gioia. La comprensione è il reale fondamento dell’amore. Quando comprendi qualcuno non puoi non amarlo.

Il “settimo miracolo della consapevolezza – mindfulness” è la trasformazione. Praticando la consapevolezza – mindfulness entriamo in contatto con gli elementi curativi e rasserenanti della vita e cominciamo a trasformare la nostra sofferenza e quella del mondo. Desideriamo vincere una cattiva abitudine, per esempio il fumo, per la salute del corpo e della mente; quando cominciamo a praticare, l’energia dell’abitudine è maggiore di quella della presenza mentale (mindfulness), quindi non ci aspettiamo di smettere di fumare dall’oggi al domani. Basta che quando fumiamo sappiamo che stiamo fumando. Continuando a praticare, osserviamo in profondità e vediamo gli effetti del fumo sul corpo, sulla mente, sulla famiglia e sulla comunità; allora decidiamo davvero di smettere. Non è facile, ma la pratica della consapevolezza – mindfulness ci aiuta a vedere con chiarezza il desiderio e i suoi effetti, e alla fine troviamo il modo di smettere di fumare. Il Sangha è importante. Un uomo venuto a Plum Village raccontava di aver cercato di smettere per anni senza riuscirci; a Plum Village aveva smesso di fumare il primo giorno, tanto era forte l’energia del gruppo.”Qui non fuma nessuno. Perchè dovrei farlo io?”. Possono volerci anni per trasformare un’abitudine, ma quando ci riusciamo arrestiamo la ruota del samsara, il circolo vizioso di sofferenza e confusione che ha continuato a girare per così tante vite.
Praticare i sette miracoli della consapevolezza – mindfulness ci aiuta condurre una vita felice e sana, trasformando la sofferenza e portando pace, gioia e libertà.

Nel Discorso sui quattro fondamenti della consapevolezza (Satipatthana Sutta) il Buddha indica quattro oggetti per la pratica della consapevolezza – mindfulness: il corpo, le sensazioni, la mente e gli oggetti mentali. (…)

Thich Nhat Hanh
(liberamente tratto da Il cuore dell’insegnamento del Buddha, Neri Pozza editore, cap. 11)

Thich Nhat Hanh – Essere Spirituali nel XXI secolo

Thich Nhat Hanh – Essere Spirituali nel XXI secolo.

E’ stato detto che il 21° secolo sarà un secolo di spiritualità; penso che dovrà essere un secolo di spiritualità se desideriamo sopravvivere. C’è così tanta violenza, così tanta sofferenza, così tanta disperazione, confusione e paura. Pertanto deve essere un secolo di spiritualità, o non essere nessun secolo.

La spiritualità è qualcosa che possiamo coltivare. Essere spirituali significa essere stabili, calmi e pieni di pace, significa essere capaci di guardare profondamente in noi e intorno a noi. Significa avere la capacità di avere cura delle nostre afflizioni, della nostra rabbia, avidità, disperazione e discriminazione. E’ essere capaci di vedere la natura dell’ interessere tra persone, nazioni, etnie e tutte le forme di vita. La spiritualità non è più un lusso; abbiamo bisogno di essere spirituali per superare le difficoltà dei nostri tempi.

Thich Nhat Hanh - Essere SpiritualiDa soli siamo vulnerabili, ma praticando con i fratelli e le sorelle, possiamo sostenerci l’un l’altro. Non possiamo raggiungere l’oceano come singole gocce d’acqua, evaporeremmo prima di raggiungere la nostra destinazione. Ma se diventiamo un fiume, se camminiamo come Sangha, siamo sicuri che arriveremo all’oceano. Prendere rifugio in un Sangha permetterà al Sangha di trasportarci e soffriremo meno. (…)

Gesù Cristo non ebbe molti anni per costruire il suo Sangha, ma trascorse tanto tempo con i suoi discepoli e insegnò loro molto bene. Insegnò loro come camminare, come entrare in un villaggio, come comunicare con le persone del villaggio, come sedersi, come mangiare, come salutarsi, in modo molto simile a come il Buddha insegnò ai suoi monaci e monache. (…)

Sia che viviamo a Amsterdam, Londra, Monaco o New York, costruire il Sangha è il nostro compito. Abbiamo bisogno gli uni degli altri per praticare la stabilità, la libertà e la compassione; con la nostra pratica possiamo ricordare alle persone nella nostra società che c’è sempre speranza, il cielo azzurro è sempre qui, il Regno dei Cieli è sempre a portata di mano. Dovremmo camminare e respirare in modo tale che il Regno dei Cieli, la Terra Pura del Buddha siano qui e ora ad ogni passo, in ogni respiro. Questo è ciò che dovremmo fare. (…)

Thich Nhat Hanh, in Friends on the path / Living spiritual communities Parallax Press, Berkeley, California